venerdì, aprile 20, 2018

Vinitaly 2018 in immagini e appunti sparsi


Cosa hai trovato alla Fiera? È la domanda normale, di ritorno da Verona, che i clienti fanno all'enotecaro. Va così, è sempre tutto molto antico e moderno assieme, si va al mercato e si ritorna con cose buone - più che altro, da subito, con appunti, foto, tutto mescolato, col bisogno di mettere in ordine. Quindi proviamoci.

Un altro Vinitaly utile, direi. Molti assaggi as usual, molte occasioni di incontro, studio, approfondimento, che quasi un po' mi manca, quella bolgia. No vabbè, diciamo folla, che pare meglio.

Un bel po' di tempo l'ho impiegato nei primi assaggi per la prossima Guida Essenziale, in Liguria. E anche stavolta belle sorprese, come per esempio questa doppia versione di Pigato di Biovio - la prima sul genere macerato, a contatto con le bucce, niente affatto male, ma così distante dal più preciso Bon in da Bon (stessa annata, 2017). Stesso produttore, stessa vigna, risultati opposti: non ci si annoia proprio mai.


Giovanna Maccario coi suoi Rossese di Dolceacqua non sbaglia mai, mai un colpo. La cosa di gran lunga più difficile è sceglierne uno, tra questi. Che in effetti uno si chiede: ma perché scegliere, li berrei tutti. Extra bonus, a Dolceacqua il Rossese Bricco Arcagna 2016 di Terre Bianche risulta, nei miei appunti, il punteggio più alto mai dato. Direi che non serve dire altro.


Girando tra i produttori della mia regione capita anche di trovare affiancati Lunae e Parma, due produttori che più distanti non potrebbero essere, dal punto di vista dello stile - eppure eccoli qua, vicini vicini. Forse una metafora della mia voglia di avere tutte e due i piaceri possibili, dipende da come ti va in quel momento, da cosa ti va di provare. Fiero e serissimo il bianco di Parma, morbidone e tropicaleggiante quello di Lunae. Appunto, è un mondo vario.


E infine un altro classico inossidabile, il Baccan di Bruna alla prova della vendemmia '16, un Pigato che ormai è un'istituzione (ma provatelo dopo qualche anno di vetro, e saranno altre meraviglie).


Saltando fuori dal guscio localista, in Puglia gli assaggi di Vinicola Savese sono un altro fatto rilevante, del genere da mettere in lista per i prossimi acquisti: possenti, fruttoni, muscolari (eh sì, a me piace il genere).


Una modalità tipica, inevitabile direi delle fiere veronesi, è saltare di palo in frasca. Per cui segnalo gli Champagne di 1492 Coloniale (distributore, gruppo Timossi). Ogni versione di Esterlin, dal Millesimato al Rosé, erano encomiabili. Bel lavoro, ragazzi.


E sempre a proposito di distribuzioni, il gruppo Area 6 tra le molte cose assai buone aveva PutzenHof, un altoatesino che finisce immediatamente nella lista di cui sopra, quella "vini da comprare" cioè. Delizie specifiche: sauvignon e pinot bianco. Fantastici, davvero.


Vinitaly significa anche seminari, assaggi guidati: come questo, curato da Monica Coluccia, sui bianchi irpini.


Ma la trasferta veronese significa anche fiere satelliti, cioè quelle fiere che prima del (e attorno al) Vinitaly sono un vero e proprio tour alternativo. Villa Favorita resta la mia preferita - dove per esempio ho trovato formidabili i vini di Nevio Scala (quello famoso, sì), primo tra tutti questa garganega.


Forse a Villa Favorita uno dei test più interessanti è stata questa degustazione tenuta da Gianpaolo Giacobbo, sui vini a zero solfiti alla prova del tempo, in media con dieci anni di affinamento. La sorpresa è che sì, reggono eccome. Per me l'assaggio memorabilissimo è stato il secondo vino, il Prosecco a rifermentazione naturale di Casa Belfi, semplicemente indimenticabile per il profilo complesso e sì, ora lo dico, minerale. Buono oltre ogni dire.


Ma tornando a Vinitaly, altro da segnalare è il Barricadiero 2015 di Aurora, assaggiato nell'enclave del Vivit (i naturali bioqualcosa), che per me è nella sua versione migliore da sempre. E siccome questi migliorano di anno in anno, ho già voglia di sentire il prossimo.


E insomma, potrei dire che è quasi tutto qui, ma ovviamente no. Ci sarebbe infinitamente di più da dire, ma appunto questo è un post di servizio, anzi di auto-servizio, ve l'avevo detto che devo fare ordine negli appunti. Gli assaggi e le occasioni di incontro a Verona sono innumerevoli, e anche off topic, come l'ultima foto che vedete qua sotto. Altro indimenticabile.






mercoledì, marzo 14, 2018

A Ovada è in corso una rivoluzione, alquanto pacifica

Riprendo qui, di nuovo, un passaggio dall'ultima newsletter. Riguarda un'azienda che è entrata di recente a listino in enoteca. A Ovada in effetti è in corso una vera e propria rivoluzione, i produttori nuovi, e determinati a riconquistare quote di mercato, usano volentieri l'hashtag #ovadarevolution. Ma è una rivoluzione molto pacifica, e chi ha, come me, legami un po' personali con quel territorio, è ben felice di assistere. E di assaggiare le loro cose, anche.

Il terroir ovadese è da tempo al centro di una rinascenza esaltante. Da quelle parti il dolcetto, un'uva da vini quotidiani, ma pieni di carattere, dopo un periodo un po' opaco sta ricominciando a esprimere cose in grado di sorprendere - grazie ad aziende che sono decise a produrre vini definitivamente convincenti, avendo come vicini-concorrenti aree già affermate (pensiamo a Dogliani, o all'albese). In una configurazione del genere, cioè quando produci un vino dove altri hanno già dimostrato di essere molto bravi, hai una sola via di uscita: o ti danni l'anima a fare vini rilevanti, o semplicemente sei morto. A Ovada sta succedendo la numero uno che ho detto.

A questo si aggiungono elementi di ordine personale: l'ovadese è una zona che conosco abbastanza bene, una delle prime dove ho camminato le vigne (la perifrasi l'ho presa a prestito da Veronelli). È inoltre un'area storica di fornitura di vini rossi a Genova - siamo a 50 minuti d'auto dalle vigne, per dire: Ovada è ormai periferia di Genova, è un satellite, una propaggine, ai tempi della repubblica genovese sarebbe stata roba nostra insomma.

Ce n'è abbastanza per avermi fatto sposare un progetto nuovo: distribuisco, come grossista, i vini di Rossi Contini, che dell'ovadese abita le terre bianche della storicissima collina di San Lorenzo. E inoltre quei vini stanno in vendita disponibili per tutti voi, quindi accorrete numerosi, perché un rosso formidabile come quel dolcetto annata 2016 si aggira sui dieci euro, e dopo direte: mai più senza. 

martedì, febbraio 20, 2018

La mia idea di corso di degustazione

Questa cosa qua sotto l'ho scritta nell'ultima newsletter, quindi chi l'ha ricevuta già sa di che si parla - peraltro, non hai ancora sottoscritto la newsletter della mia bottega? Suvvia, do it now.

Comunque. Serve per raccontare il mood del corso di degustazione prossimo venturo, e l'ho descritto in questi termini. Mi piaceva ribadire qui il concetto: il corso che andiamo a presentare è fatto così:

1. Si bene molto bene. Se vedete la lista dei vini della scorsa edizione vi fate un'idea, ma se non conoscete (ancora) etichette a quei livelli potete stare certi che con noi non si bevono vini didattici - nel senso di tristi e utili solo a fissare i parametri in basso. La nostra idea di assaggio è bere cose elevate, per soffrire c'è sempre tempo.

2. Non ci si annoia. Va bene l'enologia, la scienza, la rava e la fava, ma insomma vino è convivialità, piacere, sorrisi e risate e cose belle. E allora narriamo storie e storielle, e rivelazioni, pettegolezzi, segreti inconfessabili, ma davvero: cerchiamo di non addormentarvi.

3. Si impara ad assaggiare. Sul serio, eh: ogni sera almeno 4 vini in degustazione cieca, come fanno quelli bravi - perché quello diventerete, enofili bravi. Critici, attenti, e nemmeno del genere stracciaballe.

4. Vi diciamo quello che gli altri non vi dicono. Per esempio, i vini naturali: ma che roba è quella? Esistono? Sono bevibili? Come si assaggiano? Ed altre domande esistenziali.

5. È un corso a due voci. E a quattro mani: io e Pietro ogni sera ci dividiamo i compiti e gli argomenti (lui le cose serie, vabbe'), quindi un corso abbastanza inedito, e completo, pure sotto questo aspetto. Qui ci starebbe la battuta sui due gusti is meglio che uan.

Le iscrizioni sono aperte, e il costo del corso è di 250 euro.

venerdì, febbraio 02, 2018

Un altro corso è possibile, il ritorno: arriva la seconda edizione

Fermate le rotative: sta succedendo davvero. Il vostro quipresente enotecario, e Pietro Stara - la colonna genovese di Intravino, cioè - stanno preparando la riedizione del corso di assaggio a Genova, uguale a quello andato già in scena lo scorso autunno. Stiamo tornando: idealmente si pensava di replicare dopo l'estate, ma abbiamo già richieste (e iscritti!) al nuovo "un altro corso è possibile" edizione 2018, quindi segnatevi le date:

- martedì 13, 20, 27 marzo
- martedì 03, 10, 24 aprile

Location solita, ore 20,30, Soul Note Cafè in via Cesarea a Genova, (si stava comodi là). E questa è solo un'anteprima, presto arriveranno i dettagli. Però adesso sapete, e sapete che fare: accorri numeroso.

Iscrizioni e tutto quanto serve: fiorenzosartore@gmail.com

sabato, gennaio 27, 2018

E anche questo VinNatur Genova 2018 ce lo siamo messo via

Lo dice laggente, e chi sono io per dire il contrario? Anzi, io veramente l'avevo detto dal primo giorno: VinNatur Genova, 2018 edition, è andato decisamente molto bene. Nel senso di meglio del precedente, quanto a livelli generali dei vini assaggiati. Laggente che incontravo, tutti insomma, dicevano uguale. Quindi sì, siamo contenti. Tralascio ogni dettaglio sulla location siccome io sono local ma soprattutto localista, qualunque fatto che avviene nelle struggenti stanze retrò dei palazzi antichi genovesi per me vale, da solo, il prezzo del biglietto. Quindi bando alle ciance da orgoglio della Repubblica Genovese, e parliamo di vino.


La misura facile della piacevolezza di un vino, per me che sono un bieco commerciante, coincide con un dato di ordine finanziario: se lo compro, vuol dire che mi è piaciuto proprio. Cioè se un vino è in grado di farmi separare dai miei amati euri, vuol dire che il sentimento è serio. Per questo comincio con un'azienda che entra da subito nel listino - perché hey, questo è un wine blog ma è anche corporate, che suona bene per dire che racconto fatti molto aziendali.

Elvira (San Germano dei Berici, Vicenza). Terra di garganega. Quest'uva bianca viene declinata in un luccicante rifermentato col-fondo a nome Garganella (il genio, cos'è), col rigoroso tappo a corona, e genera una bollicina in grado di estinguere ogni sete: note di pera sparatissime, poi generosi agrumi in bocca, insomma mai più senza. Sotto i nove euro la bottiglia. Poi un like va anche al Merlot 2013 con affinamento in legno piccolo, che parrebbe una cosa modernista e invece, taac, non lo è: fruttini rossi alquanto attraenti, più un soffio di inchiostro che fa internazionale ma con garbo. Circa 12 euro. Stesse considerazioni e se possibile maggiore godimento sul Carmenere 2013, solo ad un prezzo un po' più alto, oh nessuno è perfetto del resto.


Altri assaggi rientrano nel genere "non li ho comprati ma li comprerei alla prima occasione", quindi semmai tenete conto.

Io sono particolarmente felice quando mi capita l'inaspettato: per esempio, per la seconda volta in un periodo breve bevo cose di Oltrepò Pavese che mi fanno gioire - forza Oltrepò, hai una gran bella materia, faccela vedere al resto del mondo eno. Tipo Pietro Torti che ha presentato una serie di vini tutti da medaglia, dallo spumante metodo Charmat (o Martonotti, vabbè) che strizza l'occhio sulla morbidezza - e io chiaramente appena sei un po' dolce con me, ci casco. Ottime cose anche sui metodo classico, su prezzi certo un po' più tesi ma vedi sopra. Molto bene la Bonarda '16 della casa, che sta in equilibrio sulla dolcezza del frutto rosso. Questa dovrebbe costare circa otto euro in enoteca.

Texier aveva la solita batteria di vini da applauso. Segnalo la versione 2015 di Chat Fou, del quale potrei dire solo: non vedo l'ora di berlo di nuovo. Ma veramente, ora alzo il telefono e lo ordino, ma che sto aspettando? Intorno ai 17 euro, ma tutti meritati fino all'ultimo cent. Ma quanto sei bravo, Texier? Se leggi questo, ciao, sono un tuo ammiratore.

Reyter, Alto Adige: Rahm 2013 è un lagrein teso, tannico, dove la durezza contrasta elegantemente le spinte sul frutto maturo, scuro, molto scuro, oh ma chi ha spento la luce? No ma vabbè, buono assai. Sopra i 20 euro in enoteca.

Con Furlani (Trentino) si chiacchiera amabilmente del senso del rifermentato in bottiglia come fosse un metodo classico incompiuto (dico io). Una delle sue spumantizzazioni si chiama "metodo interrotto". Ah ma allora vedi, ci intendiamo. La cosa che mi piacerà di più, in quegli assaggi, è la sua rifermentazione naturale di Muller, 2016. Menzione per il Bianco Alpino, un macerato sulle bucce senza annata, un po' ispido ma ugualmente attrattivo. In etichetta reca la cospicua descrizione "affinamento in damigiana". Ecco, questa ancora mi mancava. In damigiana? Troppo avanti.


Domaine de Courbissac, Languedoc, nel sud della Francia tira fuori robe mirabolanti. Uno su tutti, facendo un'ingiustizia agli altri: Roc du Piere 2016 è un rosso che fonde sale-e-pepe e spezie varie, in bocca ha allungo e finezza memorabile. In enoteca dovrebbe stare a 25 euro.

Conferme che passo a bere solo per il piacere di ri-berlo: Grillo Verde 2016 di Dos Tierras (o Badalucco, che dovrebbe essere il vero nome aziendale) è una joint venture di uve, grillo siciliano (come il vigneron) e verdejo, spagnolo come la moglie del vigneron. Italia-Spagna, un bel pareggio. Fresco al naso sulla frutta bianca, in bocca mi entusiasma. Poco sopra i venti euro in enoteca.

Collecapretta (Umbria) ha fatto il solito figurone. Se dovessi scegliere, ecco io direi i rossi (ma insomma è una scelta difficile). Primo della lista Le Cese 2015, denso di amarene e frutti rossi, intenso e godurioso. Ad un'incollatura il Merlot 2015 che spicca per verve tannica sul frutto altrettanto vivido.

Impossibile ovviamente riportare tutto il contenuto dei miei appunti, del resto sei arrivato fin qui senza addormentarti quindi non sfidiamo la sorte. Per giunta 'sto post non è ancora finito, avevo da dire un'altra cosa ancora, eccola che arriva:

Questa fiera, qui, ha svariati meriti, e uno tra molti è quello di aver animato, con giorni di anticipo sulle due date della rassegna, la vita enoica della mia città: è stato bello girare la notte per il centro e trovare continuamente iniziative legate a VinNatur in molti locali dove si versa vino, a Genova. Ed è stato bello rivedere amici arrivati un po' da dovunque, che hanno reso l'atmosfera tipo Verona durante Vinitaly. E insomma, come si dice in modo supergiovane, #bravitutti.

mercoledì, gennaio 10, 2018

Corsi (e ri-corsi). 4 serate di assaggi naturali alla Forchetta Curiosa

Dunque è tutto pronto, o quasi: dal 29 gennaio prossimo, per quattro lunedì di fila, in combutta (o in collaborazione, va be') con La Forchetta Curiosa, tengo un minicorso di assaggi di vini rigorosamente naturali. L'idea è in realtà cercare di capire, tutti assieme, se esiste un protocollo di tecnica di assaggio difforme, quando parliamo di vini naturali (spoiler: io dico di sì). E siccome parlare di vini naturali determina inevitabilmente distinguo e chiacchiere accessorie, avremo un bel po' di cose da dire. Per fortuna tutto questo avviene con i vini nel bicchiere, e soprattutto abbinando qualcosa ai vini, essendo io allievo di quelli che dicono che il vino è ministro della tavola.

Assieme a quattro vini, ogni sera, ci saranno quindi anche alcune preparazioni dalla cucina, a vedere come e cosa si abbina meglio a quei vini. E ci saranno, anche, alcuni produttori con cui parlare. Direi che potremmo divertirci, ecco.

Qui c'è la pagina-evento relativa, su Facebook. Per tutto il resto, info e iscrizioni, fate capo direttamente a Ristorante Osteria La Forchetta Curiosa. Piazza Negri, 5 R (di fronte al Teatro della Tosse) Genova - telefono 010/25.11.289 - mail: info@laforchettacuriosa.com

martedì, gennaio 02, 2018

Metti anche tu un vinaio nel tuo presepe

Appello di Bagnasco per i piccoli negozi: «Salvano dalla piovra dell’anonimato». L'ultimo che arriva a soccorrere i "piccoli negozi" qui a Genova è l'arcivescovo. Non basta ancora. Ci vorrebbe qualcosa di più grosso, che so, lo spirito santo in persona. Oppure gli alieni.

Nella narrazione relativa agli scenari della società contemporanea (scusate la supercazzola, volevo darmi un tono) ci sono alcuni argomenti ideali e ricorrenti, che vengono usati a turno da tutti quanti: la famiglia, per esempio ("bisogna difendere la famiglia, bisogna legiferare in favore della famiglia") oppure la piccola impresa, i negozi di quartiere, che fa tanto bel tempo andato e soprattutto a Natale ricorda vagamente il presepe.

Avete presente il presepe? Dentro c'è il fabbro, il mugnaio, tutti quei bei lavori che rimandano ad un passato idealizzato (più che ideale), bucolico, che fa molto arcadia e quelle cose là. La verità è un'altra, ovviamente: al diavolo il fabbro e il mugnaio, il loro posto, se va bene, è dentro al presepe.

Adesso uno potrebbe chiedere: ma che problema c'è, se pure l'arcivescovo arriva in tuo soccorso? Beh, il problema è solo uno: contrariamente alla narrazione del mondo ideale descritto (stavolta) dall'arcivescovo, la pratica è un'altra, e non ha niente a che fare con quel che si dice. Cioè non esiste, a nessun livello e in nessun modo concreto, un qualsiasi tipo di volontà che faccia seguire, alle dichiarazioni, i comportamenti. Al punto che vale il contrario, ormai ogni volta che leggo "appello per i piccoli negozi" io faccio gesti scaramantici, perché dieci minuti dopo mi arriva un F24 con qualche tassa lunare su servizi inesistenti.

La verità è che i piccoli commercianti di quartiere hanno un unico posto a disposizione, e sta nel presepe, ci vedremo tutti lì. Anzi ora che ci penso l'anno prossimo non faccio l'albero di Natale, faccio il presepe, e ci metto il vinaio, dentro. Sarebbe perfetto.

(Avevo iniziato questo post con "tre vini interessanti assaggiati a Natale" poi ho letto il Secolo XIX e m'è uscito fuori 'sto post qui, i tre vini li rimando alla prossima volta).